La settimana del Libro

(di Nicole Sigrisi) La lettura di un libro è senza dubbio occasione di conoscenza, ma non solo. Le parole di un testo evocano immagini, sollecitano pensieri, provocano fantasie che cambiano immediatamente quel mondo che noi siamo, per offrire ad esso nuovi significati oppure nuovi contenuti. Che si tratti di una favola, di un racconto o di una poesia, il nostro sguardo sulle cose si arricchisce di riflessioni, di domande, di nuovi approdi conoscitivi. Il senso del "laboratorio" avviato nel 2° Circolo Didattico "Giovanni XXIII" sta proprio nel "lavorare" la materia che abbiamo a disposizione (la parola scritta), per darne una nuova forma (la nostra lettura), che la faccia diventare opera nostra o, come fa lo scultore, trarre da essa qualcosa che solo noi vediamo. Il laboratorio di lettura può al contempo, diventare l'opportunità di uno spazio e di un tempo differenti: occasione di uno spazio di incontri veri, fatti di corpi e di volti che esprimono emozioni, sentimenti, desideri, e che per questo può educare al limite umano. 

Nella  settimana  mondiale  del  libro, ho  approfondito  il  significato  di  questa  iniziativa  e grazie  alla  collaborazione  della  maestra  Mariella Procaccio, ne ho compreso maggiormente il senso. Dedicata  alla  cultura  della  lettura,  pone  l’accento  sulla  necessità  di  avvicinare  i  giovani  ai libri.  E' questa una attività  di laboratorio che normalmente si svolge  nel week end  più  prossimo  al  23 Aprile,  data  dedicata  alla  giornata  mondiale  del  libro.  Non  bisogna   dimenticare  che l'iniziativa  è rivolta  a  tutti gli appassionati di lettura.  I libri proposti sono quelli in cui vengono trattate tematiche in grado di suscitare riflessioni ed  esprimere temi fondamentali della  vita in maniera molto semplice. Il percorso didattico del laboratorio si sviluppa attraverso un confronto tra i partecipanti volto a stimolare la riflessione su alcuni brani proposti che, come abbiamo già detto,  affrontano i temi principali della vita quotidiana. È importante sottolineare che l’impegno di Mariella Procaccio in questa opera di divulgazione e di sensibilizzazione non si ferma qui. Biblioteche, ludoteche,scuole e luoghi all’aperto, sono gli spazi utilizzati per l'organizzazione di momenti di lettura  dedicati sia ai bambini che agli adulti per soddisfare  il bisogno di “riti” condivisivi. Di certo è che l’idea secondo la quale i bambini sanno conoscere meglio le cose quando lo fanno insieme ad un adulto, in un percorso guidato, fatto di domande, è un’ idea avvincente che non potrà che dare risultati positivi. Ritengo che questa attività sia molto stimolante per avvicinare i bambini alla lettura, e penso che dovrebbero nascere molti club del libro, poichè con la presenza di internet i bambini e gli adulti leggono sempre meno libri  e giornali.           

 

Poesia e Tradizioni/  Le "Visioni" di Piero Quassia 

(di Rita Marroccoli) Penultimo di sette figli, negli anni sessanta Piero Quassia ha lavorato come operaio nelle fabbriche di Torino. Ultima tra queste la Pirelli di Settimo Torinese. Il nord, la fabbrica, le lotte operaie in quegli anni densi di storia, hanno contribuito in modo preponderante, nella sua formazione culturale. Pietro ama la poesia, e predilige in modo particolare i componimenti in gergo dialettale. La prima raccolta, dal titolo, "Cùss jè u pajis mi" (questo è il mio paese), risale all'anno 2000. Sette anni dopo, una raccolta di 26 entra a far parte parte della collana antologica "Argomenti". Quassia ha partecipato a diversi concorsi letterari ed è stato animatore di manifestazioni pubbliche di recitazione. Ancora oggi prosegue con grande passione lo studio e l'approfondimento del dialetto triggianese. Una lingua viva è quella che emerge da "Le mie visioni", l'ultima opera pubblicata ad ottobre del 2011 dalla Tipografia Mariani. Leggendo i versi e i racconti traspare il forte legame con la propria terra. Ma quello intrapreso da Piero Quassia è un viaggio alla ricerca continua delle proprie radici, un emozionante tuffo nel passato, una scatola aperta piena di sogni e di ricordi, uniti dal sottile e melanconico filo del tempo trascorso.

Dalle infanzie dei nostri nonni ai giochi dei bambini negli anni del dopoguerra, dalle tradizioni della famiglia triggianese ai costumi, ai modi di dire, alla riscoperta di termini dialettali antichissimi da cui appare sempre più evidente la contaminazione linguistica fra le diverse aree geografiche del Vecchio Continente e alle dominazioni straniere. Piero, animato da questa infaticabile e appassionata opera di ricostruzione, con grande impegno e determinazione cerca di trasmettere le stesse emozioni ai lettori più piccoli. Ed è per questo che nelle scuole di Triggiano ha organizzato incontri di studio e di approfondimento sul dialetto triggianese, lingua che fra presente e passato si intreccia inevitabilmente con gli usi e i costumi dei nostri padri.     

Le Icone Bizantine 

(di Christian Colaci, Miriam Celeste Mottola, Lorenzo Nuzzo)

Un lavoro certosino che richiede tanta passione, impegno e serenità. Ad affermarlo è Elvira Tomasicchio che coadiuvata da Nunzia Vizziello, mamma di un'alunna del 2° Circolo, dedica interi pomeriggi a insegnare nelle scuole la tecnica del decoupage sulle icone bizantine. L'interesse per questa particolare e antichissima arte è nata quando Elvira frequentava l'Opus Dei. L'hobby si trasformò presto in passione, Elvira da perfetta autodidatta cominciò ad occuparsi di decorazioni studiando e perfezionando tecniche fino a quel momento a lei sconosciute. Nei Paesi dove si dipingono le icone  su legno, - spiega Elvira - l'artista prima di comnciare un nuovo lavoro trovava ispirazione attraverso la preghiera. 

Era la mano di Dio a guidarlo nella realizzazione di opere d'arte la cui bellezza è riconosciuta in tutto il mondo, ogni icona ha una storia a sè. In laboratorio Elvira insegna ai bambini le tecniche di incollaggio delle immagini sacre. Il procedimento richiede particolare attenzione. Nella fase iniziale si procede con la smussatura della tavoletta di legno e con la stesura sulla sua superficie di un mordente in noce o di vernice acrilica per conferire al legno maggiore brillantezza e renderlo più liscio. La decorazione è il momento più impegnativo. I bambini si destreggiano molto bene con il piombo dorato che solitamente viene utilizzato per evidenziare tutte le parti in rilievo dell'immagine rappresentata.

E' una fase della lavorazione estremamente delicata nel corso della quale è richiesta cura e precisione nei dettagli. Il lavoro prosegue con la stesura di foglie d'oro attraverso il fissaggio di un collante speciale chiamato "missione". Molta dedizione e particolari è richiesta a chi si avvicina al decoupage. Il risultato ottenuto a Triggiano è andato  oltre ogni più rosea aspettativa. Le icone realizzate dai bambini saranno esposte in una mostra in programma nei prossimi giorni a Bari. Il ricavato delle opere vendute sarà devoluto in beneficenza.     

 

Gli antichi mestieri

(di Thomas Ranieri, Davide Nitti, Vincenzo Sallustio) Ago e filo per imparare la raffinata arte del ricamo e dell'uncinetto. Lavori di grande precisione e manualità che richiedono altrettanta pazienza e dimestichezza nel sapersi districare fra matassine di cotone e i tradizionali "ferri" del mestiere. Un mestiere ormai soppiantato dalle macchine per l'elevato costo della manodopera. In realtà molte delle nostre nonne imparavano l'arte del ricamo sin dalla più tenera età. A quell'epoca la donna doveva saper fare di tutto. In casa la presenza di  coperte ricamate, di decorazioni sui corredi personalizzati o di bellissimi centrotavola che facevano bella mostra di sè in salotto, conferivano all'ambiente domestico un tocco di particolare raffinatezza e vivacità. Per molte donne il ricamo era un vero e proprio lavoro. 

Infaticabili nella realizzazione di preziosi manufatti, erano diventate le vere protagoniste dell'artigianato locale. Una tradizione oggi quasi del tutto dimenticata ma che le insegnanti della Giovanni XXIII hanno rispolverato dando vita ad un frequentatissimo laboratorio scolastico. Poca teoria e molta pratica,  in un'esperienza giudicata dalle partecipanti in modo entusiasmante, seguite passo dopo passo dalle insegnanti Angela Melillo e Florinda Lippolis, alle quali è stato affidato il coordinamento del laboratorio. Duplice lo scopo del laboratorio, far comprendere la bellezza degli antichi mestieri ma soprattutto sviluppare la manualità e la coordinazione occhio-mano per le bambine che si sono cimentate con il ricamo e il punto croce.

        

   

Libri / Federico Pirro

Fra le ombre di Auschwitz 

Incontro con l'autore (di Gaia De Mario)

Il 20 marzo scorso nella scuola primaria Papa Giovanni XXIII si è tenuto l’incontro con Federico Pirro, giornalista e scrittore, autore del libro “Fra le ombre di Auschwitz “. Il volume è un resoconto fotografico del viaggio compiuto in Polonia nel campo di sterminio nazista di Auschwitz. Attraverso le immagini l’ autore ha voluto fissare le emozioni che ne derivano, aggirandosi tra le vie del campo, dove nonostante il tempo trascorso, ancora oggi tra le baracche è  palpabile il peso delle atrocità commesse contro un’umanità indifesa. Un viaggio vissuto come un pellegrinaggio nei luoghi della Shoah, di quel genocidio perpetrato dalla criminale ideologia nazista con la complicità di quanti voltarono le spalle.” Il mai più” che troppo sbrigativamente si oppone a quel martirio, può avere forza e speranza solo dai giovani se li aiuteremo a cogliere il grido che si lega da quelle pietre mute.Un viaggio vissuto come un pellegrinaggio nei luoghi della Shoa. Un genocidio perpetrato dalla criminale ideologia nazista, con la complicita' di quanti voltarono le spalle. Il "mai piu'" che troppo sbrigativamente si oppone a quel martirio, può avere forza e speranza solo dai giovani, se li aiuteremo a cogliere il grido che si sprigiona da quelle pietre mute. 

 

 

Prosegue nei plessi scolastici del 2° Circolo Didattico il programma comunitario “Frutta nelle scuole”, finalizzato ad aumentare il consumo di frutta e verdura da parte dei bambini e ad attuare iniziative che supportino più corrette abitudini alimentari e una nutrizione maggiormente equilibrata durante la delicatissima fase della crescita. Incentivare il consumo di frutta e verdura tra i bambini di età compresa tra i sei e gli undici anni, offrire ai piccoli consumatori maggiori occasioni per conoscere e "verificare concretamente" prodotti naturali diversi in varietà e tipologia guidandoli ad una scelta consapevole, realizzare infine un più stretto rapporto tra produttore  e fornitore. Sono alcuni tra i principali obiettivi dell'iniziativa. La Puglia è regione capofila non solo nel sostenere il Programma europeo ‘Frutta nelle scuole’, ma in termini più complessivi nel sostenere ogni azione che ci riporti alla nostra più antica tradizione, paradossalmente dimenticata. Quella cioè dell’alimentazione mediterranea. La Regione è al fianco di tutte quelle scuole e di quegli insegnanti che sostengono le visite agli orti botanici, alle masserie didattiche, che insegnano come la salute sia un bene che si conserva proprio scegliendo quello che mangiamo”. 

 

(di Federica Clemente)

Abbiamo approfondito con l'insegnante Antonia, referente del progetto, alcuni aspetti dell'iniziativa che si arricchisce di gare a premio per  le classi. 

D - In che cosa consiste la gara per lo spot pubblicitario della Valfrutta?

R – L'obiettivo è quello di invogliare i bambini a consumare più frutta e verdura decidendo loro stessi di creare uno spot pubblicitario che sembri all'altezza di convincere tutti i loro coetanei.

D – E il premio?

R – La classe che si aggiudicherà il primo premio riceverà una “biblioteca di classe”, in particolare libri e testi sull'alimentazione selezionati dalla rivista “Andersen”, il principale osservatorio italiano sui libri per bambini e ragazzi.

D – Perché proprio una “biblioteca di classe”?

R – Perché così la passione per i libri e la lettura metta radici profonde e dia col tempo buoni frutti. La lettura è una passione che deve essere coltivata fin dalla più tenera età, cogliendo ogni occasione educativa a casa come a scuola.

D – Oggi perché avete preparato litri di spremute d'arancia per gli alunni?

R – Perché con  un'arancia al giorno è possibile sostituire una merendina. Ed certamente più salutare. 

Queste sono le domande che ho formulato, auspicando che i lettori comprendano cosa vuol dire mangiare frutta e verdura per crescere sani e forti con un peso adatto alla nostra altezza.

Scacchi, cibo per la mente

Intervista all'ins. Vito Cinefra  (di Vincenzo Bottalico)

 

D. Mestro Cinefra, ci spieghi il perchè un laboratorio di scacchi a scuola ?

R. L'idea è nata dal fatto che gli scacchi sono un gioco che sviluppa l’ intelligenza e la logica.

D. Gli scacchi si stanno diffondendo parecchio. Oggi ci sono molti appassionati e crescono anche le associazioni. Perchè è importante saper giocare ?

R. Giocare a scacchi significa sviluppare la logica, l’ intelligenza, la capacità di saper prendere delle decisioni al momento giusto. Avere il coraggio di assumere una posizione e inventarsi la strategia migliore per battere l’ avversario.

D. Il laboratorio ha delle finalità didattiche ?

R. La conoscenza delle regole, il rispetto per gli avversari e il gusto di passare piacevolmente un’ ora  con i propri amici.

D. E’ facile imparare ?

R. Come tutte le cose se c’è impegno, buona volontà, spirito di sacrificio e un pizzico di umiltà,è facile.

D. E’ un gioco di intelligenza e di  intuito?

R. Sicuramente. 

D. Quali sono i segreti per imparare a giocare bene a scacchi?

R. Il segreto fondamentale  è giocare con chi è più  bravo di te per portargli via i segreti. Qualche volta può essere utile anche il computer, ma il confronto diretto con l'avversario non potrà mai essere sostituito dalle macchine.

              

 

Mens sana in corpore sano

(di Domenico Traversa e Stefano Carella) Le scuole elementari del 2° Circolo Didattico rientrano fra le scuole pugliesi destinatarie del progetto nazionale di «Alfabetizzazione motoria», il Gio.Mo.Vi. acronimo di Gioco, Movimento e Vita, promosso dal Ministero in collaborazione con il Coni. La scelta non è casuale dato che l'istituto retto dalla  prof.ssa Giovanna Palmulli promuove lo sport grazie anche all'adesione ai Giochisportivi studenteschi a carattere provinciale. I bambini, già da diversi anni, partecipano alle gare di minivolley, corsa campestre, atletica e calcio a 5, ottenendo anche buoni risultati. All'esperto di educazione fisica, Ins. Vincenzo Campobasso, sono affidati i corsi preparatori e le sedute di allenamento che si svolgono settimanalmente nella palestra della scuola primaria Giovanni XXIII. Lo sport è visto come momento di socializzazione attraverso il quale sviluppare e coltivare rapporti di amicizia, ma è anche educazione alla disciplina e al rispetto degli altri. Il progetto si concluderà a maggio con una manifestazione finale che vedrà i bambini coinvolti in prove pratiche.