La breve storia di Capitan "Schettino" e del mozzo "Frichicchio"
C'era una volta un capitano burbero di nome Schettino che comandava la nave da crociera Catamarina Neratempesta, la più grande della flotta turistica Happy Holidays. Un giorno, al largo delle coste thailandesi, infuriava la tempesta. La navigazione era difficoltosa a causa delle forti correnti sottomarine. Il capitano era sul ponte, e mentre scrutava l'orizzonte col suo binocolo notò al largo la presenza di un grosso peschereccio che navigava non lontano, a circa un miglio di distanza. Lo spettacolo che di lì a poco, si sarebbe presentato davanti ai propri occhi, sarebbe stato agghiacciante. Schettino vide tre energumeni afferrarare con violenza un uomo, colpirlo brutalmente con calci e pugni fino a tramortirlo per poi gettarlo in mare. Le onde in quel frangente erano altissime e le raffiche di vento soffiavano impetuose. Il capitano vide il poveretto cadere nelle acque gelide dell'oceano ed annaspare in balia dei marosi sempre più alti, scomparendo e riapparendo tra i flutti. Il rumore della pioggia battente copriva le drammatiche urla di aiuto del naufrago. Da ponente si udiva sempre più forte il fragore dei fulmini che si scagliavano in mare. Schettino non ebbe scelta, ordinò all'equipaggio l'immediato recupero del naufrago. La scialuppa di salvataggio fu calata in acqua e si diresse verso l'uomo che rischiava di annegare. Il poveretto dopo aver ripreso i sensi, bagnato fradicio, aprì gli occhi. Balbettando, intimorito dalla paura, si rivolse a Schettino dicendo: " Capitano, la prego non mi abbandoni al mio triste destino: accetterò il lavoro più umile sul suo transatlantico !". Il capitano gli chiese: "Come ti chiami ?" "Mi chiamo Frichicchio - rispose il naufrago implorandolo ripetutamente.
Il capitano rimase particolarmente colpito da quell'uomo così piccolo di statura, ma vispo e con gli occhiali. Gli offrì un lavoro come mozzo a bordo della Neratempesta. Ogni sera Schettino, per trascorrere il tempo libero, giocava a carte con Frichicchio, fino a quando i due diventarono grandi amici. Trascorsero giorni di grande serenità. Il mare di bonaccia solcato dalla Neratempesta era bellissimo, in lontananza le coste thailandesi offrivano ai turisti una natura incontaminata e squarci incantevoli. La tredicesima notte di navigazione avvenne il peggio. Il transatlantico si incagliò in una rada piena di scogli appuntiti. Lo squarcio a poppa era talmente profondo che la nave ebbe un sussulto cominciando pericolosamente a imbarcare acqua mentre una tempesta ancora più forte di tutte le altre imperversava in quella zona. Dalla sala macchine della Catamarina fu l'ufficiale di coperta Peppiniello a lanciare l'allarme. A Schettino non rimase altro che ordinare l'immediato abbandono della nave. I passeggeri avevano l'ordine perentorio di raggiungere il ponte a prua e prendere posto sulle scialuppe di salvataggio. La nave alta quanto un palazzo di sette piani cominciò ad inclinarsi paurosamente, mentre nei saloni e nelle cabine, oggetti e suppellettili scivolavano da una parte all'altra. Ai momenti di panico, si susseguivano grida e urla di disperazione. In un momento così concitato e drammatico Frichicchio urlò a Schettino: "Tu mi hai salvato la vita, e io adesso posso salvarla a te!". Il giovane mozzo, con grande spirito di coraggio raggiunse la sala macchine che continuava ad imbarcare acqua. Mentre i passeggeri venivano messi in salvo, Frichicchio intuì il vero pericolo. Un incendio era divampato nel deposito di combustibile. Migliaia di litri di kerosene rischiavano di far saltare in aria la nave. Le fiamme provocate da un corto circuito avanzavano rapidamente e Frichicchio sapeva che non tutti i passeggeri erano ancora stati messi in salvo. Ogni attimo per il mozzo poteva essere quello fatale. Davanti a sè la drammatica scelta, rimanere sommerso dall'acqua o bruciare vivo nell'esplosione. Il giovane marinaio non ebbe esitazioni. Capitan Schettino comprese in un attimo quanto stava accadendo. Con gli uomini dell'equipaggio e gli oltre duemila passeggeri riuscì a mettersi in salvo mentre il suo mozzo compiva l'ultimo disperato tentativo. Un gesto eroico: aprire le paratie della sala macchine mentre la cascata di acqua gelida lo travolgeva facendolo scomparire per sempre. Ma in quel modo le fiamme furono definitivamente domate. Schettino, avvolto in una coperta, rimase per tutta la notte ad osservare la Neratempesta che lentamente scompariva tra le onde, inesorabilmente inghiottita dal mare. Mentre all'orizzonte spuntava il sole del quattordicesimo giorno il capitano comprese il vero significato della amicizia. Aveva ospitatato Frichicchio che in cambio si era sacrificato per lui e per tutti i passeggeri, pagando un prezzo molto alto, quello della vita. (storia ideata da Gianni Dituri con la rielaborazione dell'esperto).